Diventare famiglia ospitante: un’esperienza da vivere

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Emanuela racconta cosa vuol dire “adottare” uno studente di H-International School e condividere il suo percorso di studio.

Un gran sorriso, foulard rosa al collo ed energia da tutti i pori. Si presenta così Emanuela, mamma di Bianca, una delle studentesse di H-International School che, con la sua famiglia, ha deciso per quest’anno scolastico di vivere un’esperienza in più.
La sua è, infatti, una delle “host family”, le famiglie che durante il periodo di lezioni ospitano altri studenti della scuola che arrivano da “qualche” chilometro più in là. In questo caso Giulia, abruzzese d’origine.
«Ho dei figli più grandi e uno è andato a vivere fuori casa. Il posto c’era, e abbiamo pensato che sarebbe stata una bella esperienza per tutti, e così è stato».

Le preoccupazioni, giustamente, sono tante: e se ci si vuole spostare per il week-end? E se fatica a inserirsi nelle dinamiche domestiche? E se con la famiglia d’origine si crea qualche attrito?
«È una scelta che implica responsabilità, ma parlando chiaramente si può risolvere tutto. Prima di accogliere Giulia abbiamo incontrato lei e la sua famiglia, abbiamo pranzato assieme, e ho esposto da subito come ci saremmo comportati e quali erano le nostre abitudini e le regole da seguire. Loro sono stati d’accordo e lasciano che anche lei faccia la sua esperienza».

Un’esperienza non facile, ma arricchente, dunque, sia per chi arriva sia per chi accoglie, e sotto molti aspetti. A detta di Emanuela, le due ragazze vanno molto d’accordo, e ognuna ha trovato il suo spazio e il suo equilibrio con l’altra. Fanno sport e studiano assieme. Parlano. Si confrontano.
«Giulia condivide tutto con noi, a parte le festività scolastiche in cui torna a casa, e noi ci comportiamo con lei come se fosse nostra figlia. Certo, accudendo e controllando un po’ di più, ma lei è libera di scegliere per sé esattamente come lo è Bianca. Se noi andiamo al cinema e lei preferisce stare a casa può farlo. Mentre domenica scorsa avevamo una comunione, ed è venuta con noi».

Dopotutto, «non stiamo parlando di alieni, sono ragazzi. I nostri ragazzi».